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Rag.
Pasquale Messali
I miei articoli, le mie osservazioni,
i miei punti di vista. |
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Obiettivi,
commenti e osservazioni raccolti nel web:
1) C'è bisogno di far recuperare ai cittadini la voglia di cambiare,
la cultura delle regole, il senso della legalità, l’amore
per la trasparenza.
2) Occorre battersi contro corruzione, sprechi, privilegi, abusi, nepotismo,
illegalità e impunità che hanno invaso e conquistato il
sistema politico-amministrativo e stanno rovinando la società.
3) I cittadini si sentono sempre meno rappresentati da una classe politica
che cerca consensi con promesse facili, demagogiche e irrealizzabili,
che difende e promuove soltanto i propri interessi di Casta a scapito
del bene collettivo.
4) La politica agisce spesso in maniera auto-referenziale, ignora, ribalta
e calpesta sempre più liberamente la volontà popolare.
a) Bisogna contrastare democraticamente, associarsi per manifestare
la propria volontà
attraverso tutti gli strumenti concessi dalla Costituzione, avvalendosi
anche delle immense potenzialità che offrono le nuove tecnologie
per lo sviluppo di una democrazia più diretta e partecipativa,
in cui a parlare in nome del popolo non siano solo i giudici e i deputati
al parlamento scelti dai partiti, ma anche il popolo. L'idea di democrazia
diretta e partecipata non vuole sostituire l’attuale sistema di
democrazia rappresentativa, ma piuttosto un suo correttivo, un integrativo
che fa svolgere al cittadino una funzione attiva, propositiva e di controllo,
quando la politica abbandona la via maestra della volontà popolare.
b) La partecipazione diretta dei cittadini può essere esercitata
con candidati e programmi scelti democraticamente dal basso, raccogliendo
proposte e adesioni alle iniziative tramite "Petizioni popolari",
(art. 50 della Costituzione). Internet ha dato impulso alla partecipazione,
rendendo più agevole la diffusione delle petizioni e della raccolte
di firme, proponendo leggi di iniziativa popolare (art. 71 Costituzione),
favorendo la cultura dell’istituto del Bilancio partecipato, intervenendo
con campagne collettive di informazione e manifestazioni per impedire
che vengano portati avanti solo gli interessi della classe al potere
e dei loro circoli clientelari.
5) I nostri politici guadagnano mediamente il doppio dei loro colleghi
europei, mentre il potere d’acquisto degli stipendi italiani è
il più basso in Europa seguito solo dal Portogallo; le risorse
pubbliche sono sperperate in malo modo, e noi paghiamo il conto con
le tasse.
6) In Parlamento
siedono ventiquattro condannati con sentenza definitiva, e si arriva
ad ottantadue considerando gli indagati, gli imputati, i condannati
in primo o secondo grado, i miracolati dalla prescrizione o dalle leggi
ad personam. I reati vanno dalla Corruzione all’Associazione mafiosa.
Gli impiegati del settore pubblico condannati per reati anche gravi,
non vengono licenziati nella metà dei casi, anzi a volte vengono
promossi. Industriali e imprenditori corrotti che hanno rovinato migliaia
di risparmiatori sono rimasti impuniti, grazie anche all’indulto.
7) Non dovrebbe essere più consentito che si faccia finta di
non vedere scandali e ruberie di ogni tipo, che nei giornali i fatti
vengano sovvertiti dalle opinioni, che neanche i condannati con sentenza
definitiva abbiano la decenza di dimettersi, mentre in altri paesi,
come è accaduto in Svezia, ci sono ministri costretti ad andarsene
per non aver pagato il canone della televisione. (Un paese così,
che ha accantonato la questione morale, non può avere alcun futuro,
e soprattutto non è il paese che noi vogliono.
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COSA
SI POTREBBE FARE?
1)
Ridurre i privilegi, gli stipendi e il numero dei parlamentari, consiglieri
regionali e comunali e membri del governo, abolire inutili apparati
istituzionali e i costi impropri delle istituzioni e delle pubbliche
amministrazioni;
2) Approvare una legge che non consenta ai condannati con sentenza definitiva,
di essere eletti negli organi istituzionali e di accedere al pubblico
impiego con la sola eccezione, previo un periodo di riabilitazione,
di reati minori che non comportino la perdita del rapporto fiduciario
con il cittadino;
3) Introdurre le consultazioni primarie aperte per la scelta delle candidature
per le elezioni di ogni ordine e grado;
4) Lotta contro la piaga della corruzione, inasprendo controlli e sanzioni
e responsabilizzando chi non vi adempie;
5) Rafforzare l’attività della Magistratura nell’ottica
del raggiungimento di un sistema che garantisca la certezza della pena
in tempi rapidi, in particolare contro l’impunità dei potenti
e la criminalità che dilaga nelle città;
6) Promuovere una riforma che preveda la verifica dell'operato dei magistrati,
che possano essere giudicati sulla base di precise responsabilità
per chi interpreta norme e regolamenti in modo personalistico e difforme
o che lascia decorrere per inerzia i termini senza provvedere,
con punizioni certe e stabilite per legge, come avviene per tutti i
cittadini; è inoltre necessario porre un freno al presenzialismo
mediatico di alcuni esponenti della Magistratura;
7) Porre rimedio
al servilismo dell’informazione nei confronti del potere, liberalizzare
le frequenze televisive e eliminare le sovvenzioni dello Stato per l’editoria,
sopperendo al mancato introito con a pubblicità, di cui si fa
già un uso esagerato;
8) Favorire la competitività delle imprese italiane, togliendo
dalle mani degli incapaci, dei corrotti, degli amici dei politici le
aziende chiave del nostro sistema economico e rimuovendo situazioni
paradossali nel diritto del lavoro che incentivano la scarsa produttività
dei lavoratori e spesso rendono estremamente complicato persino licenziare
i disonesti colti in flagrante;
9) Ripristinare un sistema di meritocrazia nel paese e porre fine al
vergognoso fenomeno della “fuga dei cervelli”;
10) Accrescere la conoscenza e la sensibilità dei cittadini verso
i problemi ambientali, incentivando la diffusione e l’utilizzo
delle tecnologie già disponibili ma spesso prigioniere dei Musei
di Scienze a causa della sudditanza dello Stato e del mondo economico
nei confronti del cartello petrolifero;
11) Rimuovere situazioni di sofferenza sociale e di ingiustizia, intervenendo
direttamente a difesa del cittadino;
12) Offrire ai cittadini gli strumenti necessari per comprendere la
realtà che li circonda e far sentire più forte la propria
voce;
13) Costruire alleanze e collaborazioni tra Enti Pubblici, indispensabili
per per risolvere i problemi comuni o fornire servizi similari in modo
più economico e ridurre i costi di gestione.
14) Proposte - Nei Partiti
e Movimenti politici si potrebbero fare le primarie aperte per ogni
candidatura, con candidati compatibili con una serie di requisiti, quali:
"non aver subito condanne con sentenza definitiva", "accettare
in toto le linee guida espresse dai membri del movimento", "Impegnarsi,
una volta eletti, a rendere conto del proprio operato all'assemblea
e rispettarne le indicazioni espresse con il voto". "Impegno
dell'eletto, a fungere da portavoce della maggioranza, pena l'espulsione
immediata dal movimento".
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Una
classe politica rinnovata spiritualmente,
professionalmente e deontologicamente.
Accanto a quello istituzionale, è necessario affiancare il rinnovamento
della classe politica dirigente e del programma. Non viene prima il
candidato, poi il partito e per ultimo la elaborazione del programma,
ma sono gli ideali e la classe politica che danno vita a un soggetto
politico nuovo e moderno, in grado di elaborare un programma maggiormente
rispondente ai valori e ai bisogni della collettività, piuttosto
che a quelli di parte.
Per ottenere un corretto e solidale svolgimento della vita sociale è
indispensabile che il cittadino si riappropri della funzione politica
che, in questi ultimi tempi, ha delegato totalmente ai professionisti,
ai praticoni e agli improvvisati che si presentano in occasione di una
nuova campagna elettorale al solo scopo di conquistare posti di potere,
e con una partecipazione popolare che si assuma la responsabilità
di controllo e di stimolo, che si impegni nel presentare proposte e
nel verificarne l’attuazione.
E’ necessario che le coalizioni politiche si formino non con una
miriade di sigle incompatibili tra di loro, che stanno insieme solo
per ottenere più voti e vincere le elezioni, ma per assumersi
precise responsabilità politiche e amministrative e per governare
sulla base di valori reali e di un progetto comune pienamente condiviso,
che si fondi sul disinteresse personale, sulla rinuncia agli alti stipendi
e ai privilegi, alle clientele e ai favoritismi e con la forza di non
cedere al ricatto del potere e alla tentazione di facili guadagni, sul
senso della solidarietà e della giustizia e per assumere come
proprie le necessità del prossimo.
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Federalismo
e rinnovo delle strutture di partecipazione popolare:
La riforma dello Stato in senso federalista e regionalistico, per dare
risultati positivi, ha bisogno di essere sostenuta dal rinnovo delle
forme di partecipazione democratica dei cittadini alla elaborazione
della politica nazionale e locale. La vecchia e ormai superata forma
del partito ideologico, centralizzato e gestito rigidamente dal vertice,
deve lasciare il posto a nuove strutture politiche e movimentiste, più
agili e snelle, organizzate e gestite dal basso, dal territorio, dalla
base verso il vertice, per trasformare la democrazia “rappresentativa”
in democrazia “funzionale”, in cui il soggetto principale
è costituito dai cittadini, e non da un organismo impersonale
che agisce senza radici nel territorio e distaccato dalla gente.
La riforma federale, se ben strutturata, potrebbe ridurre il centralismo
istituzionale e la distanza tra cittadino e istituzioni, riconoscendo
una maggiore autonomia alle regioni e dotandole di più ampi poteri,
per essere messe in grado di funzionare in modo più responsabile
e moderno, rinnovando i canali della partecipazione dei cittadini, oggi
chiusi nel loro privato e in fuga dalla politica, con il gusto e l’entusiasmo
di tornare a impegnarsi e a essere protagonisti.
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Referendum
propositivi ed economicità di svolgimento.
Il Referendum solo consultivo e abrogativo non garantisce l'adozione
di leggi migliori di quelle di cui se ne chiede l'annullamento, e rischia
di creare pericolosi e dannosi vuoti legislativi. Con il Referendum
propositivo e deliberativo, invece, ai cittadini viene riconosciuta
la possibilità di ottenere l'adozione di provvedimenti di interesse
generale, perché scaturiti dal basso, anche contro le resistenze
e i giochi del potere politico.
Se il referendum fosse valido con la sola maggioranza dei votanti, (senza
ciò l'obbligo della partecipazione di almeno il 50% degli elettori),
sarebbe maggiormente garantito l'efficacia dell'espressione democratica
del voto da parte dei cittadini, che rischia di essere invece annullata
a causa degli indifferente, di chi non si interessa e non si esprime
e dalle forze politiche che approfittano di coloro che praticano il
non voto per impedire alla collettività di incidere.
L'introduzione del voto referendario comunale per via telematica, consentirebbe
di abbattere i costi economici-burocratici, di accelerare di molto la
conoscenza dei risultati definitivi, aumenterebbe le occasioni di consultazione
perché più snelle e meno costose, garantirebbe la segretezza
e la veridicità del voto. Per agevolare coloro che non possiedono
il computer o la connessione in rete, i comuni potrebbero installare
nelle sedi elettorali, apparecchiature informatiche fisse a disposizione
dei cittadini.
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Difensore
civico:
Tutti gli Statuti comunali prevedono l’istituzione del “Difensore
civico”, che è quella figura giuridica ideata per consentire
ai cittadini di esercitare il diritto di accesso e di partecipazione,
e di essere tutelati contro disfunzioni, ritardi e abusi della Pubblica
Amministrazione, lesivi dei singoli interessi di ciascuno di noi. Ma
per ottenere una maggiore garanzia sulla scelta di persona idonea e
indipendente, non soggetta a sottostare a pressioni e forzature politiche,
e per impedire il palese conflitto di interesse determinato dal fatto
che il controllore venga nominato dal controllato, sarebbe opportuno
che il Difensore Civico non venisse nominato direttamente dal Consiglio
Comunale, ma fosse eletto dai cittadini, con possibilità di revoca
del mandato, anche prima della sua scadenza naturale, richiesto da un
congruo numero di elettori al verificarsi di situazioni di sfiducia
insanabile.
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Sicurezza:
La sicurezza dei cittadini è sempre più minacciata da
una criminalità in costante incremento. Ciò dipende anche
dal fatto che le Amministrazioni pubbliche locali riservano a questo
gravissimo problema un’attenzione marginale e insoddisfacente.
Per cercare di contrastare un fenomeno tanto preoccupante, occorrerebbe
incrementare la presenza costante delle Forze dell’Ordine sul
territorio centrale e periferico, istituire la figura professionale
del poliziotto di quartiere, aumentare le zone videosorvegliate e mettere
in sicurezza le parti di territorio e gli stabili abbandonati, fuori
mano e al buio in cui potrebbero annidarsi soggetti che compiono atti
illeciti. Potrebbe essere utile creare anche un apposito Comitato per
l’Ordine e la Sicurezza, composto da tutti i corpi delle forze
dell’ordine presenti sul territorio, per coordinare un’azione
preventiva e una valida strategia volta a fronteggiare e ad allontanare
i soggetti indesiderati che compiono atti illeciti, servendosi anche
della collaborazione offerta dalle associazioni e dalla raccolta organizzata
delle segnalazioni dei cittadini,
Occorre ripristinare l’originaria funzione del vigile urbano,
nata dalla necessità di istituire una figura professionale vicina
al cittadino, per aiutarlo a districarsi nel traffico autoveicolare
sempre più caotico e convulso, con l’autorità di
impartire precise indicazioni a beneficio della circolazione e di comminare
sanzioni pecuniarie a carico di chi trasgredisce alle regole del Codice
della strada, con il concetto che la multa non è l’unica
competenza da assolvere, ma l’ultima e in via eccezionale, e non
a scopo punitivo o repressivo. Un vigile urbano con l’obbligo
di servizio di fare effettivamente il vigile urbano, che non abbia il
diritto di starsene in ufficio, (altrimenti non è più
vigile urbano ma impiegato), che non circoli sulle strade solo per comminare
multe, ma per intervenire soprattutto per regolare e smaltire il traffico.
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Circoscrizioni,
delegazioni e rete informatica.
Alcuni politici, per far credere di voler mantenere fede alla promessa
di promuovere la partecipazione popolare diretta all’attività
amministrativa comunale, propongono di istituire i Consigli circoscrizionali
anche nei comuni di scarsa grandezza, dove non se ne avverte alcuna
necessità. Non credo sia una buona proposta, per diversi motivi,
quali:
s) I Consigli circoscrizionali sono organi di scarsa utilità,
(più inutili delle province), impegnati principalmente a formulare
richieste per esigenze particolari, che andrebbero ad aggiungersi a
quelle identiche inoltrate dai comitati di quartiere e da gruppi di
cittadini, con possibilità di gestione di budget limitati che
non risolverebbero alcun problema, ma accrescerebbero soltanto lo spreco
del pubblico denaro:
2) Con le circoscrizioni non si agevola affatto la partecipazione diretta
dei singoli cittadini, ma si creano ulteriori poltrone politiche per
soddisfare le esigenze (o le forzature) dei capetti di partito e dei
delusi che non sono riusciti a farsi eleggere a consigliere comunale,
che andrebbero a incrementare quelle già esistenti oltre alle
poltrone degli assessori, passate da 6 a 10;
3) Non si tiene conto di tutti quei cittadini che chiedono a gran voce
di ridurre drasticamente la spesa politica e il costo eccessivo di funzionamento
dell’Ente Pubblico, che con le Circoscrizioni, il nuovo personale,
altri portaborse, consulenti, professionisti e amici di partito occorrente
per farle funzionare, andrebbero ad aumentare non di poco.
4) Meglio sarebbe, invece, istituire ulteriori delegazioni, per fornire
alcuni servizi primari vicino agli abitanti delle periferie e sviluppare
il sistema informatico per permettere al cittadino di acquisire la documentazione
di cui ha bisogno direttamente da casa, senza doversi recare nella sede
comunale o nelle delegazioni.
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Ordinamento
giuridico intricato e complesso
Le leggi sono state inventante per regolare il normale svolgimento della
vita sociale, e sono dirette ai cittadini che devono rispettarle. Per
questo motivo fondamentale, le leggi dovrebbero essere chiare e comprensibili,
alla portata del cittadino comune. E invece, in Italia, il sistema giuridico
è di una complessità spaventosa e soffocante, quasi folle,
anche per gli addetti ai lavori, ed è costituito da una miriade
di leggi e leggine sempre più intricate e spesso contraddittorie
e contrastanti tra di loro, al punto che alcuni giudici le interpretano
in un modo e altri nel modo diametralmente opposto. Ne sono pratica
dimostrazione quelle sentenze che in primo grado condannano e in secondo
grado assolvono, e in appello riducono la pena o riassolvono di nuovo,
e viceversa. E ciò nonostante, a ogni nuova legislatura parlamentare,
i governi uscenti si vantano di aver varato centinaia di altre leggi
nuove, tanto per complicare le cose e rendere un sistema giuridico non
per il cittadino, ma a beneficio di avvocati e tribunali.. E i cittadini,
oltre a finanziare le spese enormi che lo Stato deve sopportare, sono
costretti ad affrontare costi individuali esagerati, spesso insostenibili,
per accedere alla giustizia o per rinunciare.
Io credo davvero che sia arrivato il momento di dare una sfoltita consistente
alle troppe leggi esistenti, di adottare nuove leggi meglio coordinate
e abrogando le precedenti, evitando quindi riferimenti e rinvii ad altri
articoli o commi di leggi esistenti, e di ridurre il numero dei divieti
per lasciare, in diverse materie, maggiore libertà ai cittadini
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Rimborsi
elettorali eccessivi e non condivisi dai cittadini
Lo Stato è costretto a devolvere ai partiti, contro la volontà
della maggioranza degli italiani, a titolo di rimborso delle spese sostenute
dai partiti per la campagna elettorale, ben 225 milioni per la Camera
e 205 per il Senato, a ogni legislatura, e il partito che riesce ad
avere appena l’1% dei voti, ottiene 2,2 milioni per la Camera
e 2 milioni per il Senato. Inoltre, un’altra leggina consente
di continuare a incassare rimborsi elettorali fino alla fine della legislatura
anche quando le Camere si sciolgono in anticipo. Queste leggi, quindi,
ci costano più di 100 milioni di Euro per ogni legislatura, e
non mi sembra una cosa da poco.
Si è regolarmente svolto un apposito referendum in cui la stragrande
maggioranza dei cittadini ha detto no, niente finanziamento pubblico
ai partiti. E ciò nonostante, si continua a spendere denaro pubblico
in questo modo.
Io ritengo che in uno Stato democratico, in cui si sostiene il doveroso
e vincolante rispetto della centralità del popolo sovrano, la
legge sui rimborsi elettorali ai partiti non possa sussistere perché
contrastante con il più profondo dei principi su cui si fonda
la Carta Costituzionale.
Temo che, per coerenza, e per il trionfo della democrazia, alla quale
altrimenti non è possibile credere, occorra rimuovere al più
presto le leggi non condivise dei cittadini.
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Rinnovo
della politica.
Lettera inviata al giornale "Il Cittadino",
in data 27/05/2008:
Ritengo che la politica abbia subito nel tempo un costante e inarrestabile
peggioramento, e a Tivoli la situazione non è delle migliori.
I partiti hanno risentito del grave fenomeno della perdita dei valori,
dell’etica politica e delle regole deontologiche, con la tendenza
a non rispettare le leggi o a volerle addomesticare per adattarle alle
esigenze di una ristretta cerchia di persone, che il più delle
volte non corrispondono ai bisogni primari della popolazione. In molti
dei partiti attuali non si pratica più il dialogo interno, la
cosiddetta democrazia nelle decisioni, non si cerca di stimolare la
partecipazione degli iscritti e dei simpatizzanti al dibattito per collaborare
insieme alla formazione di una linea politica da tutti condivisa, ma
ogni decisione piove dall’alto, ad opera di poche persone che
grazie al pacchetto azionario delle tessere, si comportano come fossero
i proprietari incontrastati del partito, sentendosi autorizzati a disporne
liberamente. Tutto si decide a porte chiuse e in separata sede.
Della politica di un tempo, che si risveglia solo in prossimità
di una tornata elettorale, è rimasta unicamente la rincorsa sfrenata
alla conquista della poltrona, per farne poi un uso personale prevalentemente
finalizzato a favoritismi e clientelismi in cambio di voti per la futura
rielezione, peraltro arrecando danni notevoli all’ente pubblico
che si amministra.
Occorre un rinnovo della politica, non disdegnando il ritorno ai valori
più profondi di una volta, quando peraltro i contrasti interni
rimanevano nascosti nelle quattro mura, e all’esterno i rappresentanti
dei singoli partiti erano unitari, una voce unica e rispettosa delle
direttive di partito, non come accade adesso che si fronteggiano e si
svergognano pubblicamente come fosse la cosa più naturale del
mondo, mettendo in piazza senza alcun ritegno, tutte le loro miserie
dell’appartenenza all’una o all’altra fazione.
Cordiali saluti: Pasquale Messali
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