Natale
d’umiltà
e speranza
Natale, il Santo
Natale. Tutti per un giorno, pensando o vedendo quel bambinello, ci
sentiamo più buoni, torniamo ai ricordi e alle emozioni della
nostra infanzia, quando la festa era attesa per un anno intero, quando
nel caldo clima degli affetti ci si ritrovava in tanti per trascorrere
in serenità la celebrazione della nascita di Gesù.
Ma oggi, nel clima imbarbarito della società, la bontà
dura poche ore ed è più un atteggiamento di maniera
che un vero sentimento dell’anima
Il Natale che cos’è per gli Italiani d’oggi? Per
tutti o quasi è un grande e-vento consumistico a cui si arriva
stressati dopo la corsa agli acquisti di regali e di cibarie, dopo
la fatica di organizzare viaggi, più o meno lunghi, e che si
celebra con riti laici che niente hanno da spartire con il vero significato
della festività.
In un paese come il nostro che sta at-traversando una profonda crisi
culturale, educativa, economica, sociale e politica manca un soffio
di speranza, anzi ci crogioliamo nei problemi e chiudiamo ogni spiraglio
ad essa. Gli scontri si fanno personali, ognuno vuole essere il capo
di qualcuno e nessuno vuol cedere. I meno dotati si assoggettano pedissequamente
al capo di turno e con vacui discorsi ne esaltano e difendono le idee
e l’operato. Il ri-spetto delle regole è qualcosa di
superato, ed anche chi le deve far rispettare spesso ne approfitta
per il proprio orto. Tutti vogliono tutto a scapito degli altri, il
bene comune non è più compreso, e i cittadini confusi
e sconfortati rimangono abbandonati nei loro crescenti problemi di
sussistenza.
In Italia oggi mancano speranza ed umiltà!
Proprio il Santo Natale offre queste virtù. Umiltà,
l’umiltà del Verbo di Dio di incarnarsi nell’utero
di una ragazza ebrea e di nascere in una spoglia, ma calda, grotta
fra animali e pastori, fra i poveri e gli sbandati di quella negletta
provincia del grande impero di Roma, l’umiltà di condurre
una vita da profugo, poi di semplice artigiano che con le proprie
mani si guadagnava quanto serviva a lui e a sua madre.
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La Speranza che la salvezza è fra noi, anzi in noi, basta far
attenzione alla debole voce repressa nella nostra anima per far addivenire
ciò che oggi non osiamo sperare, speranza in una società
accogliente, in cui ogni uomo abbia pari dignità, speranza in
un dialogo proficuo, senza preconcetti, fra le varie esperienze culturali
e religiose, speranza di educare i giovani in modo che ognuno abbia
gli strumenti per decidere della loro vita, speranza che la politica
sia solo a servizio degli uomini per costruire la loro città.
Questo è il messaggio di Natale, e il nostro augurio è
che tutti collaborino alla sua realizzazione!
r.m.b.
Natale
La
sera de Natale, pe’ santificà l’evento,
ce ritrovamo tutti intorno a sta tavolata,
Nonni, figli, nipoti come se sto momento
Fosse solo pe’ fasse ‘na magnata.
Come se st’abbuffata de fritto e de magro
Fosse ‘n’osanna a Domineddio che cià creato.
Come se er Bambino fosse arivato,
perché ar regazzino un giocarello se fosse regalato.
Ma nun sentite dentro ar petto un senti-
mento!
Ma nun v’arriscalla er core sto messaggio
d’amore!
Nun é questione de crede o non crede
Nun c’è bisogno de scommodà la fede.
Ma se ar monno c’è un filo de speranza
Se quarcuno ha parlato de uguajanza
Se all’umanità c’è chi ha dato voce
È perché er Figlio è venuto a morì sulla
croce.
Igino
De Santis
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